sabato 17 giugno 2017

Nuova vita...

Buongiorno lettrici!

Sono una blogger in preda a una profonda crisi esistenziale, come immagino abbiate potuto dedurre dalle mie ripetute assenze dalla blogosfera. Sono molto cambiata nel corso di quest'ultimo anno e da mesi ormai mi interrogo sulla credibilità del mio volto online, di questo piccolo spazio virtuale.

Ho creato Biblioteca al femminile un anno fa (più esattamente 11 mesi e 12 giorni fa, è quasi il suo compleanno!) con l'intento di promuovere la scrittura femminile, discutere la figura della donna in letteratura e rendere le autrici di oggi e di ieri un po' più parte del mondo culturale, che è stato troppo a lungo nella storia monopolio di un'unica metà della società. Ho aperto Biblioteca al femminile mossa da forti ideali in cui credevo ardentemente e in cui credo tutt'ora ma, proprio in nome di quegli ideali, ho da tempo iniziato a dubitare dell'efficacia del metodo da me scelto, con il timore che si stesse rivelando, alla fine, controproducente. Al contempo, iniziavo anche a sentire il bisogno di uno spazio che fosse più mio, più personale e meno – concedetemelo – "divulgativo".

Per mesi mi sono arrovellata in merito a questa scelta. Ho amato e amo tutt'ora questo blog, l'unico in vita mia che sia riuscita a portare avanti con passione così a lungo, mi ha dato tantissimo, mi ha aiutata a suo modo a crescere e penso che la decisione sofferta cui sono infine giunta sia proprio il frutto di questa acquisita maturità. Credo ancora nell'importanza della promozione della scrittura femminile, ma oggi penso anche che relegarla a una nicchia, anziché accrescerne la presenza all'interno dell'ambito letterario generale, non sia il modo migliore per promuovere l'uguaglianza di genere. 

Per questo, non dirò che Biblioteca al femminile sta per chiudere, ma preferisco dire che rinascerà a nuova vita, che amplierà i suoi orizzonti, in un nuovo blog letterario dal taglio più personale, con una maggiore varietà di generi e autori – sempre, ovviamente, nei limiti dei miei gusti personali, che non si discostano molto da quelli qui proposti – ma che riprenderà molte delle rubriche avviate in questo spazio, con il quale manterrà sempre attivo il collegamento.

Sono al contempo spaventata ed elettrizzata da questa scelta, ma so che è un'evoluzione inevitabile, che non mi porterà ad allontanarmi dai miei migliori propositi ma mi aiuterà, anzi, ad arricchirli. Spero vi andrà di continuare a seguirmi.

Se sì, ci vediamo su...

sabato 20 maggio 2017

"Le rose di Versailles" (Lady Oscar) di Riyoko Ikeda

Buongiorno a tutte, lettrici! Il tempo scorre alla velocità della luce e scivola via senza nemmeno che me ne accorga, soprattutto quando, come da un po' di mesi a questa parte, ho tra le mani diversi lavori (e relative scadenze) da portare a termine. E così il tempo per la lettura e il blog tende a scarseggiare, costringendomi a rimandare continuamente cose che vorrei leggere e di cui vorrei parlare, che non fanno altro che accumularsi all'infinito. Ma in tutto questo c'è anche qualcosa di positivo: sto facendo (finalmente!) un lavoro che amo e in cui sto cercando di specializzarmi al meglio, è finalmente arrivata l'estate che ho tanto atteso e, non ultimo, grazie al lavoro sto riprendendo in mano vecchie passioni che avevo abbandonato da tempo. Proprio per questo, quando la settimana scorsa sono tornata per un po' a casa dei miei, ho deciso di riprendere in mano un vecchio manga che non leggevo da moltissimo, ma che per quasi tutta la vita mi ha appassionato e che, ancora una volta, è tornato a donarmi forti emozioni. Sto parlando, ovviamente, del bellissimo Le rose di Versailles di Riyoko Ikeda, meglio conosciuto in Italia come Lady Oscar.

Una delle tante versioni giapponesi del manga.

mercoledì 10 maggio 2017

E noi, cosa possiamo fare?

Buongiorno a tutte :) In questi giorni la lettura va un po' a rilento (più che altro perché sto leggendo Guerra e pace e, anche leggendone duecento pagine, vista la sua mole, sembra sempre troppo poco), senza contare l'influsso della primavera che non manca mai di metterci il suo zampino e farmi crollare addormentata ogni sera appena tocco il divano. Nonostante le "poche letture" di quest'ultimo periodo ne ho però molte di arretrate in attesa di essere recensite, ma non sarà oggi il loro momento.

Oggi vorrei infatti soffermarmi su una questione che mi aveva molto coinvolta mesi addietro e cui sono tornata a pensare proprio in questi giorni grazie a questo interessantissimo post trovato sul blog di un'amica. La domanda di base che mi pongo è: cosa possiamo fare noi non solo come donne, ma come singoli individui, per combattere le discriminazioni di genere?

lunedì 17 aprile 2017

La bella e la bestia (2017)

Buongiorno a tutti e buona Pasqua in ritardo! 
Sono reduce da qualche giorno da una seconda visione cinematografica de La bella e la bestia, complice una madre appassionata di film Disney, e non posso fare a meno di dire la mia su una nuova trasposizione cinematografica della mia fiaba preferita (se non avete ancora visto il film, attenzione agli spoiler!). 


Diretto da Bill Condon, La bella e la bestia è senza dubbio il film dell’anno: ampiamente sponsorizzato fin dall’anno precedente, non ha mai smesso di far parlare di sé sia in senso positivo che negativo. Se, da una parte, vi erano enormi aspettative dal punto di vista di storia e scenografia, nonché della scelta di un cast di tutto rispetto, dall’altra, critiche di vario genere hanno iniziato a piovergli addosso una dopo l’altra – soprattutto da parte di appassionati – man mano che nuovi dettagli e indiscrezioni venivano a galla: dalla scelta della protagonista, ai costumi, fino alla paura che non potesse reggere il confronto con il classico d’animazione del 1991.

domenica 9 aprile 2017

Si torna in pista!

Salve a tutti. Mi chiedo se leggerete ancora il mio blog...

Sono stata lontana da queste pagine per un lungo periodo, sopraffatta da impellenti scadenze di lavoro, fastidiosi problemi di salute e anche un infelice avvenimento che cambierà la mia vita per sempre e cui, a distanza di un mese, devo ancora fare completamente l’abitudine. Non nascondo, in quei giorni, di aver sentito il blog un po’ come un peso, di aver desiderato più che mai prima un contatto con la realtà che non avrebbe mai potuto darmi e di aver addirittura valutato la prospettiva di abbandonarlo. Niente di nuovo, sarebbe almeno il decimo blog che abbandono nella mia vita. Ma sapete cosa? Alla fine, mi sono resa conto che mi mancava. Io, regina dell’incostanza, sono riuscita a portare avanti fino al nuovo anno un progetto iniziato nel luglio dell’anno precedente e, dopo averlo lasciato in sospeso per un paio di mesi, ho sentito inesorabile il bisogno di tornare a immergermici. Incredibile. Mi era mai successa una cosa del genere prima d’ora? No, decisamente no.
E così ho capito che quello cui ho dato inizio con questo blog è un progetto cui tengo davvero molto, in nome di un ideale che mi è immensamente caro, e non solo perché mi riguarda in prima persona. Ho avuto l’impressione, per la prima volta in vita mia, di aver trovato davvero quello che cercavo. A trentadue anni, per la prima volta, ho capito cosa voglio dalla mia vita. È per questo che sto cercando di portare avanti questa stessa passione nel lavoro al pari del tempo libero, o perlomeno spero mi sarà concessa la possibilità di farlo. Ho visto per un po’ la mia vita crollare, mi sono sentita smarrita e ho perso ogni speranza; ora, finalmente, la vedo rinascere e mi sento più forte e motivata che mai.

D’ora in avanti continuerò a essere molto impegnata e probabilmente non avrò tempo per aggiornare il blog ogni settimana, ma sono tornata per restare – con i miei tempi, e spero che i miei lettori lo potranno accettare – e l’apertura di una nuova pagina Facebook dedicata al blog ne è la prova (seguitela, molto probabilmente sarà aggiornata più spesso del blog).

A prestissimo! Perché non potete pensare che possa fare a meno di dire anche la mia sul film del momento, vero? ;)

venerdì 27 gennaio 2017

"Diario" di Anne Frank


Ci sono libri di cui è sempre difficile parlare, e spesso sono libri che raccontano storie di cui bisogna assolutamente parlare e riparlare per far sì che non vengano mai dimenticate.
Lessi per la prima volta il diario di Anne Frank quando ero molto piccola e fu un libro molto importante per me perché in un qualche modo sentivo Anne come un'amica e la sua storia mi spinse per la prima volta a tenere un diario. Frequentavo le scuole elementari a quel tempo, quel primo diario lo conservo ancora e da allora non ho mai smesso di scrivere la mia storia e i miei pensieri. Certo, a quel tempo ero troppo giovane per comprendere a fondo il valore di questo testo e, pur avendo un'idea della gravità della situazione descritta, ero più attratta dalla quotidianità di una ragazzina come tante in cui per certi versi mi riconoscevo. Proprio per questo, a oggi, una rilettura si faceva imperativa, e per portarla a termine ho scelto appositamente questo periodo dell'anno.

sabato 21 gennaio 2017

"Piccole donne" di Louisa May Alcott


Ci sono libri che occupano un posto speciale nel cuore delle persone, non necessariamente perché sono il più bel libro mai letto, quanto piuttosto per tutta una serie di avvenimenti, esperienze e ricordi che li legano ad esse in modo indissolubile. Sono libri che in qualche modo hanno rappresentato un punto di svolta nella nostra vita, che hanno saputo toccare corde emozionali particolarmente delicate al momento opportuno, che hanno aperto la nostra mente a una nuova prospettiva. Il tempo passa,  le persone cambiano, i gusti cambiano, nuove esperienze e nuove sensazioni si accumulano, eppure quei libri continuano a occupare un posto particolare nel nostro cuore che è riservato solo a loro. Perché non sono più solo storie, o personaggi, o avventure, ma diventano a tutti gli effetti una parte di noi, un elemento imprescindibile della nostra persona. Quel libro per me è Piccole donne, e a distanza di almeno vent'anni ho scelto di tornare tra le sue pagine.

lunedì 16 gennaio 2017

"Harry Potter e la pietra filosofale" di J.K.Rowling

Buongiorno a tutti, lettori del blog! Mi scuso terribilmente per l'assenza prolungata dal web ma purtroppo per me l'anno si è chiuso e riaperto all'insegna di una fortissima influenza e di alcuni problemi in famiglia. Non è stato un bel periodo e ha mandato a monte tutti i miei programmi di incontri, viaggi e letture, ma finalmente sono riuscita a riprendermi quello che mi spettava e sono pronta a tornare più carica che mai!

Il periodo natalizio per me è sempre stato il periodo dei film Disney, le fiabe e le letture per ragazzi e ho cercato di fare in modo che lo fosse il più possibile anche quest'anno dedicandomi a una serie di riletture che in realtà avrei voluto concludere prima ma che cause di forza maggiore mi hanno "costretta" a portare con me nel 2017. Tra queste, vi è senza dubbio la rilettura della saga di Harry Potter che sto portando avanti con l'amore di sempre e un pizzico di nostalgia tra una nuova lettura e l'altra. Ammetto di essermi interrogata a lungo se valesse davvero la pena scrivere di questa saga che ormai non è più un'incognita per nessuno, se non fosse magari il caso di lasciar perdere e limitarmi a recensioni di nuove letture, ma alla fine ho deciso che una storia che ha fatto sognare così tante persone per così tanti anni merita sempre di far parlare di sé e, soprattutto, che io sento il bisogno di esprimere i miei sentimenti e le mie riflessioni su questa storia e di condividerli con altri appassionati. E a questo proposito, vorrei ringraziare anche Cristina del blog Athenae Noctua per la sua tenerissima recensione che mi ha spinta a fare il passo decisivo.



venerdì 23 dicembre 2016

Tanti auguri di buone feste


Buongiorno a tutti!
Come procedono i preparativi per il Natale?
Questo post vuole essere prima di tutto un post di scuse. Sì, perché speravo di scrivere un'ultima recensione prima di Natale ma una serie di scadenze di lavoro mi sono piombate addosso una dopo l'altra e ora so per certo che non riuscirò a prepararla.
Questo, quindi, sarà il mio ultimo post prima della fine dell'anno. Questo 2016 per me è stato un anno di svolte, in molti sensi e con i loro alti e bassi, ma pur sempre di cambiamenti importanti. Uno di questi è stata la nascita di questo blog e la mia risoluzione, per una volta nella vita, a mantenere un impegno e portare avanti un progetto cui tengo davvero moltissimo. Voglio ringraziare tutte e tutti voi che avete conosciuto, letto e commentato il mio blog in questi mesi. So di essere ancora inesperta e di avere ancora molte cose da imparare, ma so anche che farò del mio meglio per far crescere questo piccolo spazio virtuale e che il vostro contributo è stato e sempre sarà fondamentale in questa mia scelta.
Ho molti post e recensioni in programma per il nuovo anno e ad alcuni sto già iniziando a lavorare, quindi non dimenticatevi di me, mi raccomando! 

Nel frattempo, vi auguro un felice Natale e un meraviglioso anno nuovo.
Grazie per esserci stati almeno un po' :) E che Babbo Natale vi porti tanti regali libreschi ;)

A rileggerci nel 2017!

sabato 17 dicembre 2016

"The Red Queen" di Philippa Gregory


Da un po' di tempo non mi dedico alla fiction storica e anche questa in effetti è una lettura di un po' di tempo fa che da molto aspettavo di recensire. E visto che prossimamente pensavo di riprendere in mano la serie ho pensato che fosse giunto il momento di parlare anche di questo libro.

The Red Queen è il secondo libro della serie The Cousins' War di Philippa Gregory, dedicata alle donne della Guerra delle due rose, combattuta tra York e Lancaster nell'Inghilterra del XV secolo. Se il primo libro vedeva come protagonista Elizabeth Woodville, è naturale conseguenza che il secondo voglia la sua nemica e rivale Margaret Beaufort, madre del futuro re Enrico VII. La storia è la stessa raccontata nel precedente: la sconfitta dei Lancaster da parte degli York e i continui intrighi politici a seguire fino alla grande battaglia che culmina nella vittoria di Enrico VII e nel suo matrimonio con Elizabeth, figlia della Regina bianca e del Re Edoardo IV di York. A cambiare è però il punto di vista attraverso il quale tutto è raccontato, dando l'impressione di trovarsi a leggere una storia completamente nuova solo lontanamente connessa a quella raccontataci attraverso gli occhi di Elizabeth Woodville.


sabato 10 dicembre 2016

La letteratura femminile fiorisce in Giappone

Il primo post della nuova rubrica Storie al femminile è dedicato a un tema che mi sta molto a cuore e che è stato anche l’argomento di fondo della mia tesi di laurea. È stato davvero difficile per me scrivere questo articolo, non tanto per l’estrema complessità dell’argomento in sé, ma perché è una parte della storia e letteratura giapponesi che amo così tanto da rischiare di diventare eccessivamente prolissa. Ad ogni modo, questo post mi servirà anche per introdurre una recensione che intendo postare prossimamente, quindi spero di suscitare almeno un pochino il vostro interesse. 

Quando si parla di epoca d’oro della letteratura femminile molti penseranno a nomi quali Jane Austen o le sorelle Brontë, le grandissime autrici inglesi che scrissero i loro capolavori tra il XVIII e il XIX secolo, spesso nascondendosi inizialmente dietro nomi maschili per meglio aprirsi la strada verso la pubblicazione, che per le donne non era ancora così semplice né scontata. Pochissimi però sapranno che già tra il IX e l’XI secolo il Giappone visse un periodo di immenso splendore artistico di cui proprio le donne furono protagoniste indiscusse. 



venerdì 2 dicembre 2016

Storie al femminile, nuova rubrica!

Buongiorno a tutte e a tutti :)

Questo post per annunciare l'apertura di una nuova rubrica del blog: Storie al femminile. Le storie che vedrete narrate in questo spazio saranno le più disparate: singoli episodi o biografie di donne della cultura e non solo, storie di gruppi femminili o movimenti, ritratti femminili di uno specifico periodo storico o paese, e chissà, magari un giorno potrebbe ospitare anche qualche intervista. Unico denominatore comune saranno ovviamente le donne, il loro vissuto e le loro esperienze.

Come mai questa rubrica? A dire il vero era da un po' che ci pensavo, dovevo solo capire chiaramente quale impronta affidarle. Biblioteca al femminile nasce come blog letterario e questo è ciò che è determinato a rimanere. Però mi sono posta una domanda, ovvero: cos'è davvero una biblioteca? Una biblioteca è un luogo che ospita molti libri, certo; ma la biblioteca è anche il luogo dove – grazie a questi – si va per imparare, per conoscere, per fare ricerca e allargare i propri orizzonti. Oggi molte biblioteche organizzano anche corsi ed eventi aperti al pubblico. Proprio per questo mi sono chiesta se non fosse il caso di prendere alla lettera tutto questo e creare uno spazio in cui la donna sia veramente protagonista attraverso le sue storie narrate non solo attraverso i libri che scrive o di cui è protagonista, ma anche attraverso il blog stesso. Ed è così che è nata l'idea di questa rubrica, che non ha alcuna intenzione di sovrastare i post di recensioni libresche ma che mira piuttosto a completarli.

Biblioteca al femminile nasce per celebrare e "pubblicizzare" il contributo femminile alla cultura e la visione della donna all'interno della stessa, attraverso questa nuova rubrica mi auguro quindi di riuscire a offrire un maggiore contributo a questo proposito e di succedere nel mio intento di approfondire ulteriormente le tematiche qui proposte.
Il primo post della rubrica è in fase di stesura – e ammetto che mi sta dando non poco filo da torcere – e arriverà presto sulle pagine del blog!

giovedì 24 novembre 2016

"L'Abbazia di Northanger" di Jane Austen



L'Abbazia di Northanger è il primo romanzo completato in età giovanile da Jane Austen ma che, per via di un cambiamento di rotta della casa editrice che si era incaricata di pubblicarlo, rimase a lungo nell'ombra per vedere finalmente la luce solo in seguito alla morte dell'autrice, nel 1817.
Amo follemente tutti i libri della Austen che ho letto finora, l'ho sempre trovata un'autrice brillante (e come negarlo!) ed estremamente intelligente che ha saputo raccontare con acume e ironia storie di tutti i giorni della media borghesia inglese, arricchendo di attrattiva episodi che in mano ad autrici non altrettanto perspicaci avrebbero rischiato di passare per banali ed eccessivamente sdolcinati. L'abbazia di Northanger è probabilmente il meno apprezzato di tutti i libri della Austen ma, a mio parere, forse anche il meno capito tanto da finire spesso con l'essere fin troppo sottovalutato. Personalmente, ho adorato questa lettura dalla prima all'ultima pagina e spero con la mia recensione di poterle rendere almeno in parte giustizia.


venerdì 18 novembre 2016

"Scarlet" di Marissa Meyer



Quando un po' di tempo fa lessi Cinder, primo volume delle tanto decantate Lunar Chronicles di Marissa Meyer, ne rimasi un po' delusa: se da una parte, infatti, la storia della giovane cyborg meccanica era ricca di spunti interessanti, dall'altra era troppo prevedibile, poco coinvolgente, e con personaggi e ambientazioni a mio parere non sufficientemente sviluppati. Ciononostante, decisi di voler dare una possibilità alle buone idee dell'autrice e mi ripromisi che avrei letto anche il secondo volume, Scarlet. Ebbene finalmente sono riuscita a leggerlo e devo confessare di non essermi affatto pentita della mia scelta. 
Di seguito ha inizio la recensione di Scarlet, ci tengo a precisare che conterrà numerosi spoiler da Cinder per cui, se non avete ancora letto il primo volume, vi consiglio di astenervi dalla lettura.


venerdì 4 novembre 2016

"Chi ti credi di essere?" di Alice Munro


In Giappone l'autunno è considerato la stagione della lettura per antonomasia tanto da aver coniato appositamente l'appellativo "dokusho no aki" – letteralmente, l'autunno della lettura. Per non tradire le aspettative che questa stagione porta con sé tra settembre e ottobre mi sono completamente immersa nella lettura dei generi più disparati (anche se purtroppo non sono riuscita a trovare il modo di buttar giù qualche post) rispolverando, tra i tanti, i vecchi libri di Harry Potter che ho iniziato a rileggere. Quello di cui parlerò oggi, tuttavia, non ha niente a che vedere né con Harry Potter né con le mie letture autunnali, si tratta bensì di uno dei libri che avevo letto sul finire dell'estate e che da tempo aspettavo di recensire.

Sono sempre stata curiosa di provare a leggere qualcosa di Alice Munro fin da quando ha vinto il nobel per la letteratura; alla fine la mia scelta è ricaduta su Chi ti credi di essere?, una delle sue prime opere, non per un motivo preciso ma semplicemente perché l'avevo trovato in una promozione, il che non rappresenta forse il miglior criterio per scegliere il libro con cui iniziare a conoscere un autore. Ma passiamo alla recensione :)

sabato 22 ottobre 2016

"La piccola principessa" di Frances Hodgson Burnett


Credo che scegliere da adulti di riprendere in mano un libro della propria infanzia rappresenti un po' un'arma a doppio taglio. Se da una parte ha infatti il vantaggio di riportarci indietro nel tempo e farci rivivere emozioni nostalgiche di un lontano passato; dall'altra, rischia di lasciarci con un'amara delusione dovuta a una inevitabile lettura più critica e consapevole che potrebbe rovinare la magia dei ricordi.
Onestamente non ricordo se mai ho letto La piccola principessa in passato, ma so per certo di aver visto innumerevoli volte il film del 1995 così come la serie animata. Entrambe le trasposizioni, ma soprattutto il film, rimangono un piacevolissimo ricordo della mia infanzia e mi tornano ancora in mente come fossero ieri le serate trascorse sul letto dei miei genitori a godermi questa dolcissima fiaba.


domenica 16 ottobre 2016

Liebster award 2016



In questi giorni riuscire a trovare il tempo per scrivere un post è veramente difficile e ho una lista infinita di libri da recensire che non accenna a diminuire. Ma oggi non sono qui per una recensione bensì per un'altra cosa che mi da moltissima soddisfazione :)
Un po' di tempo fa – con mio gaudio e immensa sorpresa – sono stata nominata per il Liebster award, un premio da assegnare a undici blog con meno di 200 iscritti. È passato un po' ormai da quando sono stata nominata, per via di tutta una serie di impegni non sono più riuscita ad aggiornare con frequenza il blog, ma avevo detto che non me ne sarei dimenticata e finalmente eccomi qui :)

Chi viene nominato per questo premio deve seguire una serie di step predeterminati, ecco allora di seguito i miei:


1. RINGRAZIARE CHI TI HA NOMINATA

Grazie infinite a Virginia di Virginia e il labirinto, una delle mie primissime lettrici nonché una delle più fedeli. Grazie davvero per avermi nominata!


2. SCRIVERE QUALCOSA RIGUARDO UN BLOG CHE SEGUI

Seguo diversi blog, anche se non moltissimi ancora. Un blog che seguo da prima ancora di diventare io stessa una blogger e che ho sempre amato è Biblioteca giapponese, uno spazio interamente dedicato  – come da titolo – alla letteratura giapponese con recensioni, novità, curiosità e simpatiche iniziative. Se vi interessa anche solo un po' la letteratura nipponica, Biblioteca giapponese è senza dubbio il posto che fa per voi grazie anche alla creazione, in collaborazione con altri blog, di un bookclub tutto al giapponese. Vi consiglio di passare a dargli un'occhiata perché merita veramente :)


3. RISPONDERE ALLE DOMANDE DEL BLOG CHE TI HA NOMINATA

• Perchè hai scelto proprio quel preciso nome per il tuo blog?
Ad essere sincera non ci ho pensato a lungo: volevo un nome che fosse immediato, semplice da ricordare e che desse chiaramente l'idea del contenuto del blog. Biblioteca al femminile – e NON "biblioteca femminile" – è stata fin da subito la scelta più ovvia.

• Hai un genere di letture di comfort o ti piace spaziare?
Sono una lettrice onnivora e mi piace leggere un po' di tutto, generalmente non leggo mai due libri dello stesso genere uno di seguito all'altro ma appena finisco un genere ho voglia di passare a qualcosa di diverso, così cambio continuamente la tipologia di letture. Il mio più grande amore rimangono però i classici, ultimamente affiancati dai romanzi storici.

• Nomina un adattamento cinematografico di un libro che ti ha soddisfatto.
Mmh... questa è dura! Credo che tutto sommato i film della saga di Hunger Games mi abbiano piuttosto soddisfatta, in particolare il primo visto che negli altri due ho trovato comunque delle cose da ridire XD

• Puoi entrare dentro a un libro. Quale e perchè?
Harry Potter, assolutamente! Andiamo, chi non ha mai desiderato ricevere la sua lettera via gufo, salire sull'espresso per Hogwarts, essere smistato in una delle case, percorrere i corridoi della celebre scuola di magia e prendere parte alle lezioni? Magari anche conoscere qualcuno dei tanti personaggi che abbiamo imparato ad amare leggendo la saga. Darei ogni cosa pur di poter conoscere Luna e Ron!

• Un autore di cui compri ogni libro che esce, senza neanche leggere la trama.
Classici a parte, ora come ora direi Philippa Gregory. Ho già sei libri suoi e tutti gli altri sono nella mia wishlist di Amazon, e molti non ho nemmeno la più pallida idea di cosa trattino.

• Cosa ne pensi del self-publishing?
Come sempre sono una persona molto incoerente, per cui predico bene e razzolo male. Sono assolutamente favorevole al self-publishing perché da la possibilità ad autori emergenti di fare quello che le case editrici non permettono loro di fare: far conoscere i propri lavori. Al contempo, è anche vero che questo apre le porte un po' a tutti, da autori decisamente promettenti ad altri che –diciamocelo – farebbero meglio a cambiare lavoro, e proprio per questo tendo a guardare sempre con sospetto alle opere self-publishing e l'unica che abbia mai letto è stata un libro scritto da una mia cara amica.

• Consiglia un autore del tuo genere preferito.
Ahia... credo che con questa domanda rischierei di cadere nel banale, e lo farò. Come ben sapete sono una appassionata dei grandi classici e un'autrice che, in questo genere, penso meriti di essere letta da tutti è decisamente la mia amata Jane Austen che non credo abbia bisogno di presentazioni ;) Per quanto riguarda i romanzi storici, anche se l'ho già citata poco più su, direi decisamente Philippa Gregory. Per quanto ami questo genere non ho ancora letto molto e non saprei dire se possa essere considerata la migliore – e forse non lo è – ma penso sia decisamente quella più facilmente avvicinabile poiché, pur rimanendo fedele ai fatti storici, riesce a rendere le sue storie molto più romanzate rispetto a quelle di altre autrici privandole di quell'impronta fortemente biografica che romanzi di questo genere rischiano di assumere.

• Se dovessi scegliere il protagonista di un libro come migliore amico (o amica, ovvio), su chi ricadrebbe la tua scelta?
Sarò ripetitiva ma decisamente Luna Lovegood di Harry Potter! La trovo semplicemente geniale e splendida.

• L'amore per la lettura te l'ha trasmesso qualcuno o ti è nato spontaneamente, in un terreno "inospitale" (ovvero senza nessun incoraggiamento esterno)?
Direi decisamente la seconda. I miei non sono mai stati grandissimi amanti della lettura, anche se da piccola hanno sempre cercato di incoraggiare la mia passione riempiendomi di libri. Sono nata in un piccolo paese che non mi è mai stato particolarmente congeniale e ho sempre desiderato andarmene, la letteratura è diventata il mio mezzo per evadere e conoscere luoghi e persone interessanti che stimolassero la mia curiosità.

• Se potessi eliminare un libro dalla faccia della Terra, quale sarebbe?
Cinquanta sfumature di... tutti i colori che seguono. Non ho mai letto per intero nessuno dei libri della serie perché non mi hanno mai ispirato, ma visto il grande successo ho deciso di cercare un po' di citazioni online e... oddio, se quelle che ho trovato erano – a detta delle fan – le parti migliori, non oso immaginare le altre. Che orrore!

• C'è un libro "speciale" per te? Se si, quale?
Ce n'è più di uno, ma se dovessi scegliere allora sarebbe senza dubbio lui: "La storia di Genji" di Murasaki Shikibu, il mio libro preferito in assoluto e quello che mi ha convinta a dare una svolta alla mia vita. Non sarei la stessa oggi se non fosse per il Principe Genji e le sue meravigliose donne, e probabilmente non starei nemmeno scrivendo questo blog.


4. SCRIVI 11 COSE DI TE

1) Sono meteoropatica da far schifo, il che vuol dire che nei giorni di sole posso essere la persona più attiva del mondo e spaccare tutto, ma quando fa freddo/è nuvoloso/c'è nebbia/tira vento/qualsiasi altra cosa divento una sorta di larva dolorante, nervosa e incapace di fare qualsiasi cosa XD

2) Amo Sailor Moon e le principesse Disney e, per la gioia del mio ragazzo, abbiamo la casa piena di goods a tema!

3) Adoro tè e tisane bollenti e da settembre a maggio non bevo altro, soprattutto adoro affondarmi nel divano con un bel libro in una mano e un tè caldo nell'altra.

4) Amo le riletture, soprattutto delle saghe. Una volta ho deciso di rileggere tutti gli Harry Potter di seguito e per i tre mesi successivi ho continuato a fare sogni a tema ogni notte, anche con risvolti inquietanti del tipo: Harry che si innamora della McGonagall XD

5) Da bambina volevo fare l'astronoma, poi ho scoperto che bisognava studiare matematica e surrogati e ho rinunciato. Allora sono passata a voler fare la scrittrice, ma ho presto capito di non avere un minimo di fantasia. Così mi sono trovata a studiare la letteratura e a fare l'aspirante traduttrice (sì, mi si prospetta una vita di povertà!).

6) Non mi piace prendere i libri in prestito, né da amici né dalle biblioteche. Fin da piccola ho sempre considerato libri e fumetti un oggetto personale e non ho mai letto nulla prima di poterlo comprare con le mie finanze (il che non sarà certo di aiuto al mio futuro di povertà).

7) Da piccola sognavo di essere come Jo March.

8) Amo leggere i libri in lingua originale. Per ora leggo in inglese e in giapponese, ma mi piacerebbe imparare a farlo anche in francese (il mio sogno è leggere I miserabili in lingua originale *_*).

9) Adoro le fiabe e sto cercando di recuperare libri di fiabe di ogni paese (purtroppo l'attuale carenza di finanze non mi è di aiuto).

10) Ogni anno, in periodo natalizio, è ormai tradizione per me riguardare tutti i film di Harry Potter.

11) Ho la tendenza ad amare personaggi che di solito la massa detesta e odiare personaggi che piacciono a tutti.


5. LE 11 DOMANDE DA ME FORMULATE ALLE QUALI I BLOG DA ME NOMINATI DOVRANNO RISPONDERE

1) Un personaggio femminile che vorresti incontrare? E uno maschile?
2) Un genere che proprio non fa per te?
3) Qual è il libro che ha fatto nascere in te la passione per la lettura?
4) Un personaggio in cui ti riconosci?
5) La tua fiaba preferita da bambino?
6) Un libro di cui vorresti completamente cambiare il finale?
7) Un personaggio che tutti odiano ma tu adori?
8) In quale momento della giornata preferisci leggere?
9) Un libro già esistente che vorresti aver scritto tu?
10) Un libro che ti ha cambiato la vita?
11) Da quale autore vorresti ricevere consigli di scrittura?


6. NOMINA 11 BLOG CON MENO DI 200 ISCRITTI

Non conosco ancora moltissimi blog – e conto sui vostri post per scoprirne di nuovi ;) – ma questi sono quelli che mi sento di nominare:
1) La nostra passione non muore ma cambia colore
2) A Game of TARDIS
3) Capitolo Zero
4) Divine ribelli
5) Looking for wonder
6) Sara tra i papaveri
7) Storie di pagine
8) What we talk about when we talk about books?
9) Un tè con Jane Austen
10) Bookish Brains
11) Paper Leaves

venerdì 7 ottobre 2016

"La signora Dalloway" di Virginia Woolf

Salve a tutti! Oddio, mi rendo conto che sono passati già venti giorni dall'ultima volta che ho aggiornato il blog e chiedo scusa per questa enorme mancanza. Le ultime due settimane mi hanno vista alle prese con un sacco di impegni tra viaggi, lavoro (che di solito non ho quindi dovrei vederla come una cosa positiva!) e scadenze varie; sono riuscita a fatica ad aprire un libro, figuriamoci a scrivere qualcosa.
Mi scuso veramente per questa lunga assenza e prometto di tornare più attiva che mai! Oggi, intanto, è finalmente giunto il momento di una recensione cui tengo molto.


Lasciatemi fare una premessa: io AMO Virginia Woolf. La sua prosa encomiabile, la complessa costruzione psicologica dei suoi personaggi, la profondità delle sue osservazioni... È una di quelle autrici che hanno il potere di entrarti dentro e smuovere qualcosa di importante, di riempire ogni piccolo vuoto con l'intensità delle sue storie e delle sue parole. È senza dubbio una delle mie autrici preferite, nonostante abbia letto ancora molto poco di suo, e sono determinata a recuperare tutto ciò che mi manca nel più breve tempo possibile. Ma ora passiamo alla recensione :)

Dio solo sa perché ci piace tanto, perché la vediamo così, ce la inventiamo, la fantastichiamo, la facciamo e disfacciamo ogni momento diversa; e così fanno anche le donne più disgraziate, gli uomini più miserabili, buttati su un marciapiede (inebetiti a forza di bere); e non ci sono atti del Parlamento che tengano, proprio per questa ragione, ne era sicura: perché anche loro amano la vita.
La storia de La signora Dalloway si svolge nell'arco di poco meno di ventiquattrore che vanno dalla tarda mattinata, in cui l'omonima protagonista si reca ad acquistare i fiori per la sua festa, alla notte che farà da sfondo alla festa sopracitata riunendo in un unico luogo alcune tra le più importanti figure della borghesia inglese. Clarissa Dalloway, con la sua fredda bellezza, l'insensibilità nei confronti della povertà e il suo essere schiava della vanità e di pensieri effimeri, incarna alla perfezione il simbolo della ricchezza materiale e del profondo vuoto interiore di cui questa classe borghese si fa portatrice. Ma Clarissa nasconde anche un complesso mondo interiore, frutto di una passata malattia che non viene mai realmente approfondita, e che la trascina senza sosta dal provare un intenso amore per la vita al temerla al punto di sentirsi completamente inerme davanti alla sua imponenza.

Attraversarono la strada, il signore e la signora Warren Smith, e dopo tutto, che c’era in loro che attirasse l’attenzione, tanto da fare sospettare a un passante che proprio quel giovane uomo portava dentro di sé il più grande messaggio del mondo, ed oltre a questo, era non solo l’uomo più felice del mondo, ma anche il più disperato?

Un solo personaggio sembra condividere il profondo disagio di Clarissa: si tratta di Septimus Warren Smith, un veterano della prima guerra mondiale che soffre di disturbi mentali. Septimus è di fatto l’unico personaggio della storia a non figurare tra le conoscenze di Clarissa e, di conseguenza, l’unico (insieme alla moglie) a non prendere parte alla sua festa; eppure le due figure sono molto più vicine di quanto possano immaginare ed è proprio nel comportamento di Septimus che sembrano prendere forma i pensieri di Clarissa.

Ebbe la curiosa impressione di essere invisibile; non vista; non conosciuta; e d’un tratto non ci furono più né matrimonio né figli, ma soltanto quella stupefacente, e piuttosto solenne processione insieme con tutti gli altri, su per Bond Street; e questo era essere la signora Dalloway, non più Clarissa, solo la signora Dalloway.

Ma il fascino di questo romanzo sta nei suoi veri protagonisti che, a mio parere, non sono i personaggi con le loro azioni bensì i loro pensieri, sentimenti e ricordi che si rincorrono per l’intera narrazione lasciando in secondo piano i fatti concreti. La ricerca dell’identità è uno dei temi portanti del romanzo che spinge i personaggi a interrogarsi sul loro passato e il loro futuro, sottolineando così il rischio dell’annullamento personale cui minaccia di portare l’affermarsi di una società frivola e materialista: dalle sue pagine traspare così una elevata paura per la perdita della propria identità, il timore di scomparire agli occhi del mondo e di diventare il banale surrogato di qualcun altro.

Volubile, inquieto, il secondo orologio suonava sulla scia del Big Ben, col suo grembo ingombro di sciocchezze.
Un altro tema fondamentale è il tempo che si impone all’interno della narrazione in due modi ben distinti. Da una parte, lo ritroviamo nella continua opposizione tra passato e presente, vita e morte, che forma una trama lungo la quale si snodano i vari personaggi, costantemente impegnati a ritornare con la mente al passato e farlo rivivere nel loro presente. Dall’altra, si manifesta con maestosità nei rintocchi delle campane del Big Ben che ne scandiscono l’incedere inesorabile e crudele, segno dell’avvicinarsi dell’ora della morte.

Anche l’amore distrugge. Tutto ciò che era bello, tutto ciò che era vero, finiva.

Quello che Virginia Woolf fa con questo romanzo è, a mio parere, qualcosa di straordinario che, se da un lato mette in luce il suo animo tormentato, dall’altro dimostra una profonda conoscenza dei meccanismi della mente umana. Nel fornire il complesso ritratto di una Londra che va via via perdendo il proprio senso di identità, Virginia si interroga sulle disastrose conseguenze di questo processo, e lo fa scandagliando l’animo umano fin nei suoi meandri più profondi e con un’intensità che non può certo lasciare indifferenti.
Per quanto possa sembrare un percorso anomalo, mi sono avvicinata a Virginia Woolf non attraverso le sue opere ma grazie al suo diario, in un periodo in cui mi interessava approfondire la letteratura diaristica. Il suo stile e l’intensità dei sentimenti che traspariva da quel testo mi hanno tuttavia immediatamente convinta di non trovarmi di fronte a un’autrice come tante ma a una donna che si faceva carico di molte più emozioni di quante il suo esile corpo ne potesse contenere, come testimonia del resto la sua tragica fine. Virginia Woolf è un torrente in piena, un pozzo che straripa di sentimenti, pensieri ed emozioni. La signora Dalloway riflette perfettamente questa sua personalità e i suoi tormenti interiori, portandoli alla luce nella magnifica forma di un romanzo breve ma intenso. Non conosco ancora le altre sue opere e non saprei come collocarlo al loro interno, ma ho amato questo libro, l’ho divorato e ha letteralmente assorbito la mia anima, per questo lo consiglio a tutti senza indugio, perché Virginia Woolf è un’autrice che semplicemente non può essere ignorata.

sabato 17 settembre 2016

"Autobiografia di una femminista distratta" di Laura Lepetit

Con una guest star d'eccezione ;)


Davanti ai libri mi sento come un cane da tartufi. Li cerco col naso, ne sento l’odore, capto i segnali che mandano e batto il terreno con il muso tra i cespugli.

Amo leggere le biografie: storie di vita vissuta di persone importanti, di persone interessanti, racconti di vittorie e sconfitte, di fallimenti superati e di successi ottenuti con il duro lavoro, il sacrificio e la passione. E ancora di più amo leggere le biografie di donne che si sono fatte strada nella vita, che strisciando e sgomitando sono riuscite ad aprirsi un varco in un mondo che per loro non è mai stato troppo facile e a lasciare in qualche modo il segno. Trovo che queste biografie ­– e in particolar modo le autobiografie – abbiano un doppio fascino e utilità: da una parte, avvicinarci a persone fisicamente o storicamente lontane, persone che ammiriamo e che rischiamo di cadere nell’errore di idealizzare, mostrandoci il loro lato più umano e allo stesso tempo sensazionale; dall’altra, esserci di ispirazione e suggerirci che in fondo, alla fine, possiamo farcela anche noi.

Ma chi è Laura Lepetit? Da sempre appassionata di letteratura dietro influenza della madre e del nonno, si laurea in Lettere Moderne all’Università Cattolica di Milano. Timida ma con le idee ben chiare, si trova, un po’ per caso e un po’ per gioco, a gestire con l’amica Anna Maria Gandini la libreria Milano Libri nella quale lavora nel decennio dal 1965 al 1975 e che diviene per lei fonte di esperienze e incontri stimolanti. Il primo contatto con il femminismo avviene molto presto, ma è solo dopo aver fatto la conoscenza della popolare femminista italiana Carla Lonzi che sceglie di farne un suo ideale. Nel 1975 Laura Lepetit fonda la casa editrice La tartaruga che si farà conoscere per il suo vasto repertorio di pubblicazioni tutte al femminile con autrici del calibro di Virginia Woolf e Alice Munro (entrambe troveranno presto spazio anche su questo blog!). Oggi La tartaruga non esiste più, poiché venne ceduta nel 1997 alla Baldini & Castoldi, ma il contributo che ha dato alla diffusione della letteratura femminile in Italia è e rimane indelebile.

Nei segni sul viso delle persone mature si legge tutta la loro vita. È come se il viso fosse una tela bianca e gli anni ci lasciassero sopra le loro tracce. Si può leggere se una vita è stata felice, se i desideri sono stati soddisfatti, se non restano rancori, si può leggere la rassegnazione, si possono leggere anche messaggi contraddittori, è molto interessante ed è un vero peccato cancellare tutto con la chirurgia e il botox.

In Autobiografia di una femminista distratta la Lepetit racconta la sua storia attraverso una serie di brevi capitoli che racchiudono episodi importanti della sua vita, ma anche riflessioni e pensieri sparsi, raccolti insieme in modo – per l’appunto – un po’ distratto. È così che si passa da questioni femministe, alle ragioni che l’hanno spinta ad aprire la sua casa editrice, a interrogarsi su cosa pensano i gatti fino a reminiscenze di quando era bambina, il tutto raccontato con un linguaggio piacevolmente semplice e sincero. L’impressione che si ha leggendo questo libro è quella di sedere sul terrazzo di una bella casa di campagna con la propria nonna e, mentre si ammira la natura verdeggiante cullate da una leggera brezza in un sereno pomeriggio di primavera, ascoltare il racconto della sua vita.

L’amore che la Lepetit nutre per i libri e le sue autrici emerge a più riprese nel corso del testo: a volte si tratta di libri che ha pubblicato con la sua casa editrice, altre di letture che l’hanno particolarmente colpita, altre ancora finisce con l’associare determinate persone o situazioni alle storie raccontate nelle sue letture o ai loro personaggi. Incontrare il libro giusto al momento giusto è un fatto fondamentale e necessario, afferma, ed è chiaro come ciò sia particolarmente vero nel suo caso, quello di una vita vissuta con e per i libri.

Parlare di sé, raccontare sensazioni, confrontare esperienze senza riguardo a età, classe o condizione sociale. L’essere donna formava il substrato comune, rivelava più somiglianze che differenze, più sorprese che luoghi comuni. Era la prima volta che le donne si parlavano direttamente, senza la maschera che il patriarcato le aveva costrette a indossare.

Un altro grande amore della Lepetit, oltre ai libri, è senza dubbio il femminismo. Il rapporto dell’autrice con questo movimento, tuttavia, non è sempre stato idilliaco – si trattava di un concetto ancora sconosciuto che si faceva strada in Italia proprio in quegli anni e che alle stesse donne appariva ancora estraneo – e prima di condividerne gli ideali, prima di farne la sua bandiera e forza motrice ha dovuto conoscerlo e comprenderlo più a fondo. Determinante in questo senso è stato l’incontro con Carla Lonzi che, confessa la Lepetit, ha cambiato la sua vita. Con Carla e il gruppo Rivolta Femminile la Lepetit instaurerà un rapporto solido e duraturo facendo propri slogan del Manifesto del gruppo quali “La donna è stufa di allevare un figlio che le diventerà un cattivo amante” e aprendo il cuore e la mente a una ideologia che man mano scoprirà riguardarla molto più da vicino di quanto potesse immaginare. Grazie alle influenze di Rivolta Femminile prima e del circolo culturale tutto al femminile del Cicip poi, Laura Lepetit diventerà così un’importante esponente del femminismo italiano e, decisa a dar voce alle donne di tutto il mondo, giungerà finalmente ad aprire la sua casa editrice, frutto e fonte di tanto lavoro e infinite soddisfazioni.

Se descrivessi Autobiografia di una femminista distratta come un’opera sensazionale ed estremamente illuminante mentirei, almeno per quanto mi riguarda. Nel suo essere un lavoro di enorme importanza per la sua autrice da una parte, e un pezzo di storia del femminismo in Italia raccontato con modestia e un pizzico di nostalgia dall’altra, si presenta al lettore come il "semplice" racconto della vita di una donna che ha saputo portare avanti i propri ideali, una di quelle storie che un giorno forse potremo raccontarci con le nostre amiche sedute davanti a un buon caffè. Come ho già detto, l’impressione che ho avuto leggendola è stato quello di una chiacchierata con la nonna che decide di rivelare il suo passato: una storia probabilmente più importante per chi la racconta che per chi la legge, ma pur sempre degna di essere raccontata e assolutamente gradevole da ascoltare.

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In chiusura approfitto di questo post per comunicarvi che la prossima settimana sarò a Torino e non ci saranno aggiornamenti del blog. Tornerò più attiva che mai dopo il 26. A presto! ;) 

venerdì 9 settembre 2016

"La nave per Kobe" di Dacia Maraini



Wow, mi sembra un’eternità che non scrivo una recensione. E in effetti, tra impegni di vario genere e altri argomenti che mi stanno particolarmente a cuore e di cui volevo parlare, è trascorso quasi un mese senza una singola recensione. Ovviamente le letture non si sono fermate – anche se sono avanzate un po’ a rilento – ma oggi sono finalmente qui per recensire un libro che ho letto un po’ di tempo fa e che ancora non avevo trovato le parole per commentare (e non sono certa di averle adesso).
Parlare di La nave per Kobe non è facile per me. Qualunque cosa dica, per quanto possa sforzarmi di trovare il giusto equilibrio tra analisi e discrezione, mi sembrerà sempre di non aver detto abbastanza e allo stesso tempo di essermi spinta troppo oltre, di aver varcato il confine di una dimensione personale e interiore cui non dovrei nemmeno avvicinarmi. Scrivere di questo libro mi fa sentire come un’intrusa, mi da la scomoda sensazione di mancare di rispetto alla sua autrice, come se stessi leggendo il suo diario segreto. Eppure la storia è lì, alla libera portata di tutti, bramosa di raggiungere il lettore.

Il primo sapore che ho conosciuto, e di cui conservo la memoria, è il sapore del viaggio. Un gusto di bagagli appena aperti: naftalina, lucido da scarpe e quel profumo che impregnava i vestiti di mia madre in cui affondavo la faccia con delizia. 

Ammetto che quando ho acquistato La nave per Kobe mi aspettavo un testo completamente diverso: una sorta di rivisitazione della sua esperienza giapponese attraverso i diari di sua madre. Ma del Giappone, i diari di Topazia, raccontano ben poco. Si tratta prevalentemente di brevi annotazioni sulle attività e lo stato di salute di Dacia e delle sue sorelle, vaghi riferimenti ad avvenimenti accaduti qua e là nel corso dei loro viaggi ma senza approfondimento alcuno.
Mi è piaciuto, sia chiaro. Mi è piaciuto fin troppo. Forse perché mi ha fatto scoprire un’autrice – che finora conoscevo soltanto di fama – il cui stile inconfondibile ha saputo deliziare il mio occhio di lettrice amante dei classici e delle belle parole, o forse perché la sua profondità e il suo valore intimistico hanno fatto abilmente leva sulle mie corde emotive. 

Paradossalmente penso che questo scritto possa essere per certi versi associato al genere giapponese dello zuihitsu – una raccolta di pensieri e riflessioni messe giù liberamente, come passano per la mente dell’autore – cui ho già accennato in un precedente post. Quello che fa la Maraini è infatti riportare qua e là le annotazioni di sua madre per poi ricamarci tutto intorno, costruire una solida e al contempo fragile tela, una rete di ricordi, pensieri, sentimenti, riflessioni, opinioni che si incontrano, si rincorrono, si fondono insieme accompagnando il lettore in un timido viaggio dentro se stessa.

Non sarà che il tempo è un’idea che ci facciamo di qualcosa che non c’è? Una astrazione arbitraria che costruiamo a nostra immagine e somiglianza e a cui diamo dei nomi di fantasia proprio nel tentativo disperato di trattenerlo, di dargli una forma?

In La nave per Kobe, la Maraini ritorna con la mente a diversi episodi del suo passato – i più piacevoli, come i divertimenti a volte un po’ incoscienti con l’amato padre, ma anche i più spiacevoli, dalla morte della sorella alla guerra vissuta in un campo di concentramento in Giappone – rivive quei momenti con una vena di malinconia e ripercorre i suoi pensieri più intimi. Attraverso questa esperienza l’autrice scopre un mezzo per esplorare se stessa e il suo rapporto con i membri della sua famiglia, amici e amanti. Ma coglie l’occasione anche per riflettere su questioni vicine e lontane, per dare una forma tangibile alle sue credenze e ai suoi ideali, interrogandosi – di tanto in tanto – in merito a questioni più elevate, domande che non hanno una risposta e che continuano ad abitare la sua mente.

Cos’è la diversità, poi, un sentimento? Una parete di carne? Un intruglio di odori riconoscibili? Non lo so nemmeno oggi.

Un tema che sta particolarmente a cuore all’autrice è senza dubbio quello della questione femminile, argomento che riprende più volte anche nel corso di quest’opera. Diversi sono gli avvenimenti che offrono alla Maraini l’occasione per tornare su questo tema, osservarne le dinamiche, interpretarle e proporre la sua analisi e le sue riflessioni. La sua è una aperta denuncia alla società, a ogni tipo di società, di qualunque parte del mondo, perché – afferma – in alcuni paesi le castrazioni sono fisiche, in altri simboliche.

Quale costrizione è più efficace di quella che si attua con il consenso e la sanzione dell’interessata? Essa non solo accetta il suo asservimento ma partecipa alla diffusione e al mantenimento dell’ideologia che lo consacra e lo idealizza, considerandolo parte naturale della sua sorte. Questo è stato fatto alle donne: ed è il delitto più grande. Rese conniventi della propria servitù e trasformate in guardiane ossequienti delle regole che imporranno poi alle figlie, alle nipoti.

Un’ultima cosa, infine, traspare dalle pagine di questo libro, ed è l’immenso amore che la sua autrice nutre per la letteratura. Dacia Maraini – dice – è cresciuta con i libri, ha vissuto con i libri e – penso che tutti lo possiamo confermare – vive di e per i libri. E proprio questi libri ritornano ciclicamente nel corso dell’opera sotto forma di citazioni, ricordi d’infanzia e riflessioni. Che i libri che ha letto nella sua vita, soprattutto le avventure di viaggi che tanto amava nella sua infanzia, siano stati i capisaldi della sua esistenza e formazione è indubbio, ma la nostalgia e l’entusiasmo con cui ne parla li presentano come delle vere e proprie gemme in un’esistenza, quella di Dacia, che già di per sé ha dell’avventuroso. Se non fossi già un’amante della lettura, sono certa che la Maraini, attraverso le parole che riserva alle sue letture, mi ci avrebbe fatta diventare. 

I paesi, ne sono convinta, si conoscono soprattutto attraverso i romanzi. Che ti portano passin passino dentro stanze e corridoi segreti di case lontane, in città sconosciute. Ti mettono in bocca sapori di minestre mai assaggiate, ti fanno toccare con la mano il rotondo dei muscoli di corpi amici e nemici, ti deliziano con il canto di una balia o con la mollezza sensuale di un riposo pomeridiano.

La nave per Kobe è una lettura intima e personale, forse perfino troppo. Uno scritto così naturale, così sincero, da appassionare e spaventare allo stesso tempo. E’ normale? E' giusto aprirsi fino a questo punto? Me lo sono chiesta più volte, quasi esitante, eppure ciò non ha saputo trattenermi dal divorarne letteralmente le pagine. La nave per Kobe non è un romanzo, non è nemmeno un diario, e probabilmente non è neppure l’opera ideale da cui iniziare per conoscere il lavoro della sua autrice. Nondimeno, è un libro che ho amato sinceramente e che mi ha fatto invaghire dello stile della Maraini tanto da convincermi ad approfondire e conoscere la sua bibliografia.

E voi, avete mai letto nulla di Dacia Maraini? Se avete opinioni, consigli e suggerimenti sono sempre ben accetti ;)