venerdì 9 settembre 2016

"La nave per Kobe" di Dacia Maraini



Wow, mi sembra un’eternità che non scrivo una recensione. E in effetti, tra impegni di vario genere e altri argomenti che mi stanno particolarmente a cuore e di cui volevo parlare, è trascorso quasi un mese senza una singola recensione. Ovviamente le letture non si sono fermate – anche se sono avanzate un po’ a rilento – ma oggi sono finalmente qui per recensire un libro che ho letto un po’ di tempo fa e che ancora non avevo trovato le parole per commentare (e non sono certa di averle adesso).
Parlare di La nave per Kobe non è facile per me. Qualunque cosa dica, per quanto possa sforzarmi di trovare il giusto equilibrio tra analisi e discrezione, mi sembrerà sempre di non aver detto abbastanza e allo stesso tempo di essermi spinta troppo oltre, di aver varcato il confine di una dimensione personale e interiore cui non dovrei nemmeno avvicinarmi. Scrivere di questo libro mi fa sentire come un’intrusa, mi da la scomoda sensazione di mancare di rispetto alla sua autrice, come se stessi leggendo il suo diario segreto. Eppure la storia è lì, alla libera portata di tutti, bramosa di raggiungere il lettore.

Il primo sapore che ho conosciuto, e di cui conservo la memoria, è il sapore del viaggio. Un gusto di bagagli appena aperti: naftalina, lucido da scarpe e quel profumo che impregnava i vestiti di mia madre in cui affondavo la faccia con delizia. 

Ammetto che quando ho acquistato La nave per Kobe mi aspettavo un testo completamente diverso: una sorta di rivisitazione della sua esperienza giapponese attraverso i diari di sua madre. Ma del Giappone, i diari di Topazia, raccontano ben poco. Si tratta prevalentemente di brevi annotazioni sulle attività e lo stato di salute di Dacia e delle sue sorelle, vaghi riferimenti ad avvenimenti accaduti qua e là nel corso dei loro viaggi ma senza approfondimento alcuno.
Mi è piaciuto, sia chiaro. Mi è piaciuto fin troppo. Forse perché mi ha fatto scoprire un’autrice – che finora conoscevo soltanto di fama – il cui stile inconfondibile ha saputo deliziare il mio occhio di lettrice amante dei classici e delle belle parole, o forse perché la sua profondità e il suo valore intimistico hanno fatto abilmente leva sulle mie corde emotive. 

Paradossalmente penso che questo scritto possa essere per certi versi associato al genere giapponese dello zuihitsu – una raccolta di pensieri e riflessioni messe giù liberamente, come passano per la mente dell’autore – cui ho già accennato in un precedente post. Quello che fa la Maraini è infatti riportare qua e là le annotazioni di sua madre per poi ricamarci tutto intorno, costruire una solida e al contempo fragile tela, una rete di ricordi, pensieri, sentimenti, riflessioni, opinioni che si incontrano, si rincorrono, si fondono insieme accompagnando il lettore in un timido viaggio dentro se stessa.

Non sarà che il tempo è un’idea che ci facciamo di qualcosa che non c’è? Una astrazione arbitraria che costruiamo a nostra immagine e somiglianza e a cui diamo dei nomi di fantasia proprio nel tentativo disperato di trattenerlo, di dargli una forma?

In La nave per Kobe, la Maraini ritorna con la mente a diversi episodi del suo passato – i più piacevoli, come i divertimenti a volte un po’ incoscienti con l’amato padre, ma anche i più spiacevoli, dalla morte della sorella alla guerra vissuta in un campo di concentramento in Giappone – rivive quei momenti con una vena di malinconia e ripercorre i suoi pensieri più intimi. Attraverso questa esperienza l’autrice scopre un mezzo per esplorare se stessa e il suo rapporto con i membri della sua famiglia, amici e amanti. Ma coglie l’occasione anche per riflettere su questioni vicine e lontane, per dare una forma tangibile alle sue credenze e ai suoi ideali, interrogandosi – di tanto in tanto – in merito a questioni più elevate, domande che non hanno una risposta e che continuano ad abitare la sua mente.

Cos’è la diversità, poi, un sentimento? Una parete di carne? Un intruglio di odori riconoscibili? Non lo so nemmeno oggi.

Un tema che sta particolarmente a cuore all’autrice è senza dubbio quello della questione femminile, argomento che riprende più volte anche nel corso di quest’opera. Diversi sono gli avvenimenti che offrono alla Maraini l’occasione per tornare su questo tema, osservarne le dinamiche, interpretarle e proporre la sua analisi e le sue riflessioni. La sua è una aperta denuncia alla società, a ogni tipo di società, di qualunque parte del mondo, perché – afferma – in alcuni paesi le castrazioni sono fisiche, in altri simboliche.

Quale costrizione è più efficace di quella che si attua con il consenso e la sanzione dell’interessata? Essa non solo accetta il suo asservimento ma partecipa alla diffusione e al mantenimento dell’ideologia che lo consacra e lo idealizza, considerandolo parte naturale della sua sorte. Questo è stato fatto alle donne: ed è il delitto più grande. Rese conniventi della propria servitù e trasformate in guardiane ossequienti delle regole che imporranno poi alle figlie, alle nipoti.

Un’ultima cosa, infine, traspare dalle pagine di questo libro, ed è l’immenso amore che la sua autrice nutre per la letteratura. Dacia Maraini – dice – è cresciuta con i libri, ha vissuto con i libri e – penso che tutti lo possiamo confermare – vive di e per i libri. E proprio questi libri ritornano ciclicamente nel corso dell’opera sotto forma di citazioni, ricordi d’infanzia e riflessioni. Che i libri che ha letto nella sua vita, soprattutto le avventure di viaggi che tanto amava nella sua infanzia, siano stati i capisaldi della sua esistenza e formazione è indubbio, ma la nostalgia e l’entusiasmo con cui ne parla li presentano come delle vere e proprie gemme in un’esistenza, quella di Dacia, che già di per sé ha dell’avventuroso. Se non fossi già un’amante della lettura, sono certa che la Maraini, attraverso le parole che riserva alle sue letture, mi ci avrebbe fatta diventare. 

I paesi, ne sono convinta, si conoscono soprattutto attraverso i romanzi. Che ti portano passin passino dentro stanze e corridoi segreti di case lontane, in città sconosciute. Ti mettono in bocca sapori di minestre mai assaggiate, ti fanno toccare con la mano il rotondo dei muscoli di corpi amici e nemici, ti deliziano con il canto di una balia o con la mollezza sensuale di un riposo pomeridiano.

La nave per Kobe è una lettura intima e personale, forse perfino troppo. Uno scritto così naturale, così sincero, da appassionare e spaventare allo stesso tempo. E’ normale? E' giusto aprirsi fino a questo punto? Me lo sono chiesta più volte, quasi esitante, eppure ciò non ha saputo trattenermi dal divorarne letteralmente le pagine. La nave per Kobe non è un romanzo, non è nemmeno un diario, e probabilmente non è neppure l’opera ideale da cui iniziare per conoscere il lavoro della sua autrice. Nondimeno, è un libro che ho amato sinceramente e che mi ha fatto invaghire dello stile della Maraini tanto da convincermi ad approfondire e conoscere la sua bibliografia.

E voi, avete mai letto nulla di Dacia Maraini? Se avete opinioni, consigli e suggerimenti sono sempre ben accetti ;)

10 commenti:

  1. Ciao! Prima di tutto ti ringrazio per essere passata da me, anche perché così ho avuto modo di conoscere il tuo meraviglioso blog.. Complimenti per il titolo, per i temi che tratti e per le tue recensioni complete e ben scritte.. Pian piano sbircerò ogni tuo post ^_^
    Ho sempre avuto curiosità di leggere qualche opera della Maraini, e leggendo la tua recensione penso proprio che inizierò da questo libro..spero presto, perché sono rimasta affascinata da questa autrice..
    Comunque mi sono iscritta al tuo blog tramite email perché non voglio perdermi i tuoi post..Se in futuro deciderai di inserire i lettori fissi, avvisami perché sarei ben felice di aggiungermi anche lì..
    A presto ^_^

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    1. Ciao e grazie per essere passata dal mio blog :) Sono appena all'inizio e sono inesperta sia di blog che a scrivere recensioni ma spero di migliorare e fare un buon lavoro nel tempo!
      Lo stile della Maraini mi piace molto e personalmente ho adorato questo libro per lei così pieno di ricordi ed emozioni. Se lo leggi fammi sapere cosa ne pensi :)
      Per quanto riguarda i lettori fissi credo li metterò a breve ^^

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  2. Non ho mai letto nulla della Maraini, ma questo libro sembra molto delicato e poetico. La recensione che ne hai scritto è molto bella e mi ha fatto venire una gran curiosità:)

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    1. A me è piaciuto moltissimo (c'è da dire che amo i libri che raccontano storie di vita vissuta), se decidi di leggerlo fammi sapere :)

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  3. Ti ho nominata per il Liebster Award, se passi dal mio blog trovi tutto:)

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    1. Oddio, grazie infinite! Passo subito ;)

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  4. Ammetto che la Maraini non mi fa impazzire...
    però certi libri hanno un valido motivo per essere letti... e dal tuo post, non escludo questo lo sia

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    1. Ciao e grazie per essere passata dal mio blog!
      Io non conoscevo la Maraini prima d'ora (se non per fama e per essere la figlia di Fosco di cui ho letto diverso cose) ma il suo stile mi è piaciuto e in generale mi interessano le questioni di cui si occupa. Proverò a leggere altri suoi libri e spero che questo non rimanga l'unico a piacermi.

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  5. Ciao! Mi ritrovo perfettamente nelle tue sensazioni, ho letto "Bagheria" l'estate scorsa, avevo la costante sensazione di star leggendo qualcosa di estremamente privato e mi sentivo un po' a disagio ma allo stesso tempo mi prese molto. In realtà la mia prima lettura della Maraini è stata "La lunga vita di Marianna Ucria" e te lo consiglio caldamente! se ti può interessare ti lascio il post in cui parlo di Bagheria, a presto! ^^ http://saratraipapaveri.blogspot.it/2015/10/letture-del-mese-agosto-2015-dacia.html

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    1. Leggere questo libro mi ha convinta a voler approfondire le opere della Maraini per cui aggiungo subito quelle da te citate in wishlist e corro a leggere la tua recensione :)

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